mercoledì 16 aprile 2008

ZERO

Il conto alla rovescia è finito. Tutto è andato come doveva andare. Il Signore dell'Etere ha vinto le elezioni con un margine tale che le voci dissenzienti saranno ridotte al silenzio.
Come promesso, questo blog chiude i battenti. Resterà a galleggiare nella rete, come un relitto abbandonato, a testimonianza di un periodo di scoramento ed illusioni.
Che dovrà durare ancora a lungo.

lunedì 7 aprile 2008

E la crisi spinge i nonni

La legge della garrota colpisce inesorabilmente.
Da la Repubblica di oggi.


E la crisi spinge i nonni
a rubare nei supermercati

di JENNER MELETTI

 
BOLOGNA - Per rubare grammi 300 di grana padano, costo euro 4,75, l'anziano con il gabardine impiega 12 minuti. Ecco, si avvicina allo scaffale. Prende in mano il pezzo di formaggio, si mette gli occhiali, legge il prezzo al chilo (13,50 euro), la scadenza, il nome del caseificio... Sembra proprio un cliente come tutti gli altri. "Fanno tenerezza, i nostri ladri pensionati", dice Stefano Cavagna, direttore dell'iper Leclerc Conad alla periferia di Bologna.

"Per portare via una busta di prosciutto o una confezione di formaggio - continua - impiegano fra i dieci minuti e il quarto d'ora. Ecco, adesso fa la faccia un po' arrabbiata, come se dicesse: 'guarda che prezzi'. Rimette il grana al suo posto. Fa un giro, va allo scaffale del parmigiano reggiano. Anche qui guarda i prezzi. Troppo caro: 422 grammi costano 7,05 euro, 16,70 al chilo. Può sembrare strano, ma l'anziano che ha deciso di rubare sceglie quasi sempre il prodotto che costa meno, per fare meno danni al supermercato e anche per mettersi in pace la coscienza. Ecco, torna al grana padano. Sempre lo stesso pezzo, ormai lo ha battezzato. Lo prende in mano, lo tiene in bella mostra. Dieci metri dopo lo mette nella tasca del gabardine ma lo tira fuori quasi subito, lo abbandona su un altro scaffale. Pochi passi ancora e torna indietro, riprende il formaggio e lo riporta nel suo scaffale. Poveretti, questi poveri ladri. Ci mettono tanto tempo che li becchiamo quasi tutti".

Provocano angoscia, i film a colori che raccontano i furti dei vecchi. Film che per fortuna spariscono ogni sera, quando l'ipermercato viene chiuso e le registrazioni delle tante telecamere vengono cancellate. "Ecco, l'uomo ha trovato il coraggio. Non c'è nessuno intorno, mette il grana padano in tasca, si avvia verso la cassa. Ha comprato anche due rosette di pane, un pacco di pasta e le mele. Mentre è in fila alla cassa, si vede che ha paura. Si agita, si guarda intorno. Ma ormai è fatta. Tanti ci ripensano all'ultimo momento, tornano indietro e abbandonano la refurtiva dove capita, il salame fra le merendine e la carne fra le fette biscottate".

L'uomo arriva davanti alla cassiera, mette sul bancone le cose che vuole pagare. Ma la telecamera ha seguito l'uomo che ha rubato il grana padano e, pochi metri dopo la casa, c'è Antonella che aspetta. "È lei - dice Stefano Cavagna - che ferma gli anziani che hanno rubato. Abbiamo messo una donna, così i ladri hanno meno paura. Ci sono cartelli che annunciano che, per tutti, dopo il pagamento alla cassa ci può essere un controllo scontrino e chi viene fermato non viene subito bollato come ladro dagli altri clienti".

Valentina è una ragazza gentile. "Scusi, dovremmo controllare lo scontrino. Sa, a volte anche le cassiere si sbagliano. Può seguirmi?". Poche decine di passi verso una stanza usata come infermeria. "Signore, si è dimenticato di pagare qualcosa? E qui l'anziano confessa. Tira fuori il grana o il prosciutto, chiede scusa, spesso si mette a piangere. Dice che è solo, con l'affitto e le bollette da pagare, che i figli non si fanno mai vivi. Antonella spiega che non si può rubare al supermercato, che il Conad ogni giorno manda tanti prodotti vicino alla scadenza alle mense e alle associazioni di carità che così possono distribuire alimenti e 21.000 pasti all'anno. Chi ruba per fame, se non è recidivo, non viene denunciato. Facciamo pagare ciò che è stato sottratto e spieghiamo che non sarà perdonato una seconda volta".

Il Conad di via Larga è lo stesso dove, 4 anni fa, "nonno T." andava a rubare i mandarini e, pieno di vergogna, accettava di parlarne con Repubblica. Erano quasi mosche bianche, allora, gli anziani accusati di furto. "Da allora - dice il direttore - le cose sono cambiate, in peggio. I 'nonni T.' si sono moltiplicati. Rispetto a quattro anni fa - e il picco è stabile già da due anni - gli anziani che rubano sono aumentati del 40- 50%. Guardi qui, sui monitor della nostra sicurezza. I reparti dove sono si usano le telecamere più sofisticate, che permettono di seguire una persona molto da vicino, sono puntate sul reparto ortofrutta e sui cibi freschi. Sorvegliamo soprattutto il cibo perché è il prodotto più a rischio".

"Questo vuol dire che ci sono molte persone che, se non soffrono la fame, quantomeno non possono permettersi cibi ai quali si erano abituati. Vengono rubati infatti la busta di prosciutto crudo, la confezione con due bistecche, il formaggio per una grattugiata sulla pasta... E c'è chi mangia direttamente fra gli scaffali. In questa stagione l'uva viene spesso consumata sul posto, c'è chi svuota una confezione di merendine... Un iper è una città. Qui gli anziani sono di casa, al caldo d'inverno e al fresco d'estate. In gran parte per fortuna non rubano. Fanno il giro delle degustazioni. Un caffè gratis lo trovano ogni giorno, e spesso una fetta di salame o di prosciutto. Tanti ormai vivono qui. Chiedono ai commessi di spegnere tutta quella musica sugli schermi del reparto tv. 'Fateci vedere invece il giro d'Italia'. C'è un buon rapporto, con loro. E io continuo a mandare messaggi, a dire che siamo qui per vendere ma possiamo dare una mano a chi abbia davvero bisogno. Noi stiamo male, quando dobbiamo chiedere a un vecchio se 'ha dimenticato di pagare qualcosa'".

"Nei loro occhi - conclude - vedi il terrore: gente che ha lavorato una vita e si trova a vivere così male gli ultimi anni. Ma i ladri con tanti anni e tanta paura addosso sono aumentati e noi non possiamo spegnere le telecamere".

A Udine, nella strada che dalla città porta verso Tolmezzo, c'è la più alta concentrazione di iper e supermercati d'Europa. "Anche qui, in quattro anni - dice il tenente Fabio Pasquariello, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri - i furti commessi dagli anziani sono aumentati del 40%. Per affrontare il problema, ho incontrato anche i direttori e responsabili sicurezza di questi centri commerciali. Ho spiegato che il furto semplice si persegue solo su querela, mentre chi fa danni - ad esempio strappando una confezione - può essere accusato di furto aggravato e non serve querela. Ho anche detto che, se il direttore ci chiama, noi non possiamo fare da pacieri: dobbiamo denunciare chi ha commesso il reato".

"Per questo - continua - tanti direttori, quando trovano l'anziano che ha rubato, si limitano a fargli pagare la merce e a dirgli di non presentarsi mai più nel supermercato. L'anziano che ha rubato per fame, quando ci vede arrivare in divisa, resta di ghiaccio. Non riesce nemmeno a parlare. Sono strani ladri, i vecchi. Rubano la confezione di tonno che costa meno, o il prosciutto cotto in offerta speciale. Ma la fame è brutta. Noi carabinieri vediamo la povertà anche dentro le case, quando entriamo perché ci sono stati maltrattamenti o liti. Trovi famiglie che hanno la tv al plasma e niente in frigorifero. Gli addetti alla sicurezza dei supermercati dicono che gli anziani sono la categoria più a rischio: rubano più dei ragazzi in cerca di dvd o cd e degli extracomunitari. Secondo le mie informazioni, extracomunitari e pensionati sono alla pari, ma solo perché questa è una zona di confine e gli extracomunitari residenti e soprattutto di passaggio sono tanti. Con le bande di ladri professionisti riusciamo a ottenere successi. Abbiamo individuato una banda di croati che organizzava viaggi in Italia e costringeva altri croati che dovevano pagare debiti agli usurai a compiere furti. Li abbiamo messi in galera. Ma contro il vecchio che quando ci vede resta quasi paralizzato, che puoi fare?".

I titolari dei supermercati in questo pezzo di Nordest, non vogliono i loro nomi sui giornali. "Ci sono anche gli anziani onesti e non vogliamo perdere clienti". Raccontano però che anche le tecniche si sono affinate. "Non solo aggiungono frutta al sacchetto già pesato: lo tengono sollevato al momento della pesata, così lo scontrino è più leggero". "Il ladro più abile? Un anziano che veniva tutte le mattine a comprare una pagnotta. Un giorno l'abbiamo fermato a addosso aveva 80 euro di cibi vari". "Nel mio piccolo market di paese, dopo trent'anni di attività, tre mesi fa ho dovuto assumere un addetto all'anti taccheggio". "Ai vecchi noi non facciamo mettere l'acqua minerale sul bancone della cassa. La lasciano sul carrello, così non fanno sforzi. E c'è chi se ne approfitta e fra due confezioni ben strette l'una all'altra infila una busta di bresaola o di salmone".

"Il furto più piccolo? C'è una signora che quasi ogni giorno si ruba un ovetto Kinder, e non ha nipoti. L'altro giorno un anziano è stato trovato mentre rubava una cioccolata da 1,05 euro". "Ormai, quando li fermi, senti la stessa litania: non riesco ad arrivare a fine mese, ieri ho pagato la luce e sono rimasto senza soldi...". Ma ci sono anche parole commosse. "Quando li fermi, i vecchi, ti fanno stare male. Appena riescono a riprendere fiato ti chiedono solo una cosa: "per carità, non ditelo ai miei figli"".

venerdì 28 marzo 2008

Elezioni - bollettino numero 4

Chissà se Berlusconi ha una coscienza. Viene da chiederselo, quando si assiste a una sceneggiata come quella degli ultimi giorni con l'Alitalia. Quando assume quegli atteggiamenti da padrone, da uomo della provvidenza. Alitalia? Solo io sono in grado di risolverla. Ho una cordata. Anzi no. Ci sono i miei figli. Anzi no. C'è Ligresti. Anzi no.
E il titolo va su e giù in Borsa. E Air France comincia a pensare in che guaio si sta cacciando.
Grazie di esistere, Silvio. Senza di te, questo paese sarebbe fuori dal Medioevo. Invece ci sei tu.
Grazie

da la Repubblica di oggi.



SULLA PELLE DEL PAESE

di MASSIMO GIANNINI

Il "patrimonio" più prezioso delle leadership politiche moderne è la credibilità. Sulla vicenda Alitalia Silvio Berlusconi ha risolto felicemente il problema. Non l'ha perduta: molto più semplicemente, ha dimostrato di non averla mai posseduta. Non ci sarebbe nulla di male, se questa fosse solo una carenza personale. Purtroppo è invece un'emergenza nazionale. Ancora una volta, il Cavaliere gioca la sua roulette russa sulla pelle del Paese. Era il 17 febbraio 2004, quando governava l'Italia e dichiarava all'Ansa: "Per fortuna di Alitalia c'è il signor Berlusconi che impiegherà tutto il suo talento per risanarla".

Sono passati quattro anni. E non solo allora non l'ha risanata. Ma ora sta impiegando tutto il suo "talento" per farla fallire. In un micidiale impasto di indegnità politica, di irresponsabilità economica e forse addirittura di illiceità giuridica.

Avevamo provato a prendere sul serio gli annunci del Cavaliere sulla sedicente "cordata italiana" pronta a scendere in campo per evitare la "svendita" della compagnia di bandiera ad Air France. Avevamo tentato di non irridere il presunto "tentativo patriottico" di difendere un interesse nazionale, di fronte alla prima pioggia di smentite che già dal primo giorno della sua offensiva su Alitalia, giovedì della scorsa settimana, avevano sommerso il Cavaliere.

Smentite sull'esistenza di "numerosi imprenditori italiani disposti a intervenire", sul "sicuro coinvolgimento di Banca Intesa", sulla richiesta di "un prestito-ponte al governo" per sostenere l'iniziativa. Avevamo provato a chiedere al leader del Pdl un estremo gesto di responsabilità. Nei confronti del Paese, di uno dei suoi asset industriali più blasonati, delle 18 mila persone che ci lavorano, dei mercati finanziari, degli elettori. Se esiste davvero un "cavaliere bianco" in marcia su Alitalia, il Cavaliere di Arcore ha il dovere di dire chi è, con quali soldi interviene, con quali progetti industriali risana, con quali alleanze internazionali rilancia.

A modo suo, Berlusconi ha raccolto l'invito. Mettendo in fila la più stupefacente sequela di profezie autosmentite della sua quindicennale avventura politica. Giovedì scorso aveva detto che nella cordata tricolore c'erano anche i suoi figli: "li conosco, non si tirerebbero mai indietro". L'altro ieri ci ha ripensato: "I miei figli in campo? Nemmeno per sogno". Ieri, finalmente, ha fatto i nomi: Ligresti, Benetton, Mediobanca, l'Eni.

"In questi giorni mi hanno confidato il loro interessamento", ha dichiarato alla Stampa. La pioggia di smentite si è ripetuta, persino più intensa di sette giorni fa. Nessuno dei soggetti chiamati in causa ha sul tavolo la pratica Alitalia. In serata il solito voltafaccia: "Sono solo contatti, non decisioni già assunte". Poi la rituale minaccia: "Colpa dei giornali, che intingono la penna nell'inchiostro rosso della sinistra".

La campagna del Cavaliere sull'affare Alitalia è un caso di scuola. Sta ripetendo un'operazione epistemologica nota. È la "strategia del tranello" raccontata a suo tempo da Alessandro Amadori. Lancia un segnale, affermando qualcosa o attaccando qualcuno. Ottiene una reazione, meglio se indignata e spropositata. Nega di aver affermato, o di aver voluto attaccare. Lascia l'avversario impantanato nel suo stesso eccesso di reazione. È il meccanismo della "schismogenesi", sul quale ha costruito tanta parte delle sue fortune politiche. Ha funzionato tutti questi anni, complice una sinistra non sempre consapevole di fare il suo gioco. È convinto che possa funzionare ancora.

Ma sta anche costruendo un'operazione politica nuova. L'uso strumentale della vendita ai francesi serve al Cavaliere a far scattare la trappola mortale sul centrosinistra. Da un lato, riporta in vita, per esporlo alla pubblica gogna di qui al 13 aprile, lo "scheletro che Veltroni voleva nascondere nell'armadio", cioè quello di Romano Prodi. Un boiardo dell'Iri, che oggi fa accordi sottobanco sull'Alitalia come ieri li ha fatti sulla Sme, e che col suo governo ha messo in ginocchio il Paese. Risucchiarlo nell'arena elettorale è utile a delegittimare il suo erede.

Dall'altro lato, riattiva la solita sinapsi anticomunista, per spaventare i moderati sull'esistenza del solido filo che collega Pci-Pds-Ds-Pd. Un'equazione ideologica, che ieri è servita a sfondare al centro e oggi può mobilitare gli indecisi. Rilanciarla nella campagna elettorale è utile a negare l'evoluzione identitaria che ha portato ex-comunisti ed ex-democristiani a confluire nel nuovo Partito democratico.

Ma questa volta c'è una doppia aggravante. La prima è di merito. Berlusconi continua a speculare politicamente su una vicenda che ha enormi implicazioni, economiche e finanziarie. Investe allegramente sulla rottura dell'accordo con Air France, puntando a far fallire l'unica trattativa in corso e preparandosi a scaricare sul Paese i costi del fallimento di Alitalia. Scommette al buio sui destini di un'azienda e sul futuro dei lavoratori.

Gioca a dadi con un titolo quotato in Borsa, che nell'ultima settimana ha avuto sbalzi di prezzo al rialzo e al ribasso fino del 40%. E solo oggi, con un ritardo tanto inspiegabile quanto colpevole, la Consob si premura di intervenire, e la Procura di Roma si decide ad accendere un faro. Coinvolge nella sua disinvolta partita individuale altri pezzi di capitalismo pubblico e privato, di cui da premier in pectore potrebbe diventare azionista (l'Eni) o concessore (i Benetton). E ancora una volta, con un'evidenza mai tanto lampante, si ripropone l'irrisolto vulnus democratico del conflitto di interessi.

La seconda aggravante è di metodo. Nessun'altra democrazia occidentale tollererebbe un leader politico capace di giocare così spudoratamente su una questione di interesse nazionale e su un'operazione market sensitive. Nessun altro Paese civile sarebbe disposto a riconoscere un briciolo di credibilità ad un potenziale premier capace di manipolare così irresponsabilmente i dati della realtà, i fatti dell'economia, gli interessi delle persone, i diritti degli elettori. Purtroppo, per la quinta volta dal 1994, è esattamente quello che sta succedendo. La tragedia d'Italia degenera nella farsa dell'Alitalia. O viceversa. Ci sarebbe da ridere. Ma stavolta, tra vere mozzarelle venefiche e false bufale mediatiche, c'è davvero da piangere.

giovedì 13 marzo 2008

Elezioni - bollettino numero 3

La campagna elettorale comincia ad essere interessante. Certo il merito non è di quel pesce lesso di Veltroni, che continua a dire che le televisioni e la giustizia non interessano al paese (e a questo punto, difficile dargli torto). Il merito è del padrone dell'etere, manco a dirlo.
Domanda: Scusi, onorevole Berlusconi, cosa intendete fare contro la precarietà?
Risposta: Signorina, lei è carina. Cominci a darla via, magari a qualche riccone miliardario, tipo mio figlio.
Domanda: Guardi che di miliardari non ce ne sono tanti.
Risposta: Signorina, la concorrenza è tanta. Guardi che sono già in molte a darla ai ricconi, se non si sbriga resta dove sta.
Ma su. Come siete. Berlusconi voleva solo fare una battuta. Mica diceva sul serio.
Mica la politica è una cosa seria.
Andiamo. Siete i soliti.

da la Repubblica di oggi.

Berlusconi: "Contro la precarietà?
Sposare mio figlio o un milionario"

ROMA - La ricetta di Silvio Berlusconi contro la precarietà? Sposarsi un ricco. La battuta, cui il leader del Pdl non ha saputo resistere, era diretta ad una studentessa che ieri nel corso del programma "Punto di Vista" del Tg2 gli chiedeva come fosse possibile per le coppie giovani mettere su famiglia senza la sicurezza di un posto, e un reddito, fisso.

"Io, da padre - ha risposto Berlusconi sorridendo - le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere". Poi, ha elencato le proposte contenute nel programma del Pdl per aiutare i giovani, dalle agevolazioni sui mutui al piano-casa.

All'obiezione del conduttore della trasmissione, Maurizio Martinelli, che "di figli di Berlusconi in giro ce ne sono pochi" il Cavaliere, sempre sorridente, ha insistito: "Se dovessi dire qual è il consiglio più valido, penso sia quello che le ho dato all'inizio...".

La battuta ha scatenato un coro di reazioni indignate da parte del Pd e della Sinistra Arcobaleno. "Come italiano mi vergogno delle parole di Berlusconi" commenta Dario Franceschini. "Di fronte a centinaia di migliaia di giovani italiani che vivono la precarietà del loro rapporto di lavoro come un'ipoteca sul loro futuro, rispondere ad una ragazza precaria che il modo di uscire dalla sua situazione è sposare il proprio figlio, o il figlio di un milionario, suona come un'offesa insopportabile" continua il vicesegretario del Partito Democratico, aggiungendo: "Penso che in qualsiasi paese un leader politico, a prescindere da quale parte politica esso appartenga, sarebbe costretto a scusarsi per quella battuta offensiva".
Per Fausto Bertinotti, l'uscita di Berlusconi, anche se si tratta di uno scherzo, è allarmante e "indicativa di una cultura che propone ai giovani una realizzazione fuori dalla loro vita ordinaria". Per il candidato premier di Sinistra Arcobaleno viste le proposte della destra non resta che augurare ai precari "che vincano la lotteria", ma la ricetta della sinistra è quella di "cancellare l'idea della lotteria" a favore di miglioramenti concreti.

(13 marzo 2008)

martedì 11 marzo 2008

Elezioni - bollettino numero 2

Non c'è niente da fare. Il padrone dell'etere è un passo avanti a tutti. Nelle sue liste è presente un tale chiamato Giuseppe Ciarrapico. Ex presidente della Roma, ex padrone delle acque minerali e soprattutto, proprietario di una pletora di quotidiani locali, che distribuiscono assieme gratuitamente "Il Giornale" della famiglia Berlusconi.
L'altro giorno, Ciarrapico ha detto candidamente di essere fascista. Apriti cielo. La Lega ha chiesto che non si candidasse più. Fiamma Nirenstein, candidata con il PDL, ha chiesto che non si candidasse più. AN ha detto che la sua candidatura era stata voluta solo da Berlusconi.
L'unico a dire delle cose sensate, in questa storia, difficile a credersi, è stato proprio il padrone dell'etere. Ha detto che le elezioni bisogna vincerle. Che un editore che si schiera dalla sua parte lo aiuta. Molto.
Grande. Vivaddio che qualcuno dice le cose come stanno.

Ho solo due domande, a questo punto:
a) chi si azzarderà più a dire che le televisioni e i giornali non condizionano l'opinione pubblica?
b) Fiamma Nirenstein non aveva di meglio da fare che candidarsi con i fascisti che hanno promulgato le leggi razziali contro il popolo ebraico nel 1938?

Alla prossima.

domenica 9 marzo 2008

Elezioni - bollettino numero 1

Se qualcuno aveva ancora qualche speranza sulla natura benevola e accomodante di questa campagna elettorale, ora potrà mettersi l'anima in pace.
Ieri Il Signore dell'Etere ha platealmente stracciato il programma del Partito Democratico, ricevendo una selva di applausi da parte del suo pubblico adorante.
La motivazione suonava più o meno cosi': visto che non rispetteranno gli obbiettivi, lo stracciamo prima.
Ora, le continue accuse di plagio da parte di tutti i suoi servi, signor Padrone, potrebbero risultare anche fuori luogo. Se il programma da Lei stracciato è una misera copia del suo, perchè non ha stracciato direttamente il suo?
Non mi dirà che Lei intende rispettarlo, vero?
Alla faccia di tutti i possibili pre-accordi elettorali, quando Lui sente odore di sconfitta, fa vedere al suo pubblico il suo lato migliore.
La democrazia non è questo. Ma Berlusconi, con la democrazia ci si pulisce il deretano. Forza Italia l'ha inventata il mafioso Marcello Dell'Utri. Il PDL probabilmente pure. In quattordici anni, questi due partiti non hanno mai avuto una riunione per stabilire una linea politica, c'è stato forse un congresso, per acclamare il capo.
Questa non è democrazia. E' la classica formula uno decide-gli altri obbediscono.
Potete accusarci di quello che volete. Ma se in Italia esiste ancora una democrazia, non è merito vostro.
Passiamo oltre. Oggi in Spagna si è votato. Un po' di invidia, signore e signori. In quel paese si vota sempre ogni quattro anni. Ha rivinto Zapatero e udite udite, il capo dell'opposizione lo ha chiamato per complimentarsi con lui.
Cose dell'altro mondo.

Clemente l'uomo senza semi - terza e ultima(?) puntata

Clemente non è più. Ha deciso di non ripresentarsi candidato alle elezioni.
Una buona notizia? Dipende dall'angolazione dalla quale si guarda.
Se è vero che il suo nome è diventato talmente impresentabile che nessuna forza politica ha voluto avere a che fare con lui, è indubbiamente un segno positivo. Cosa sarebbe potuto succedere di peggio all'uomo che ci ha cacciato in una nuova elezione anticipata, per un puro, cinico e spietato calcolo politico.
Prendiamola cosi' questa cosa. Non voglio cercare altri significati in questo. Tra l'altro, la politica non è solo incarichi amministrativi. Chi può dire oggi con matematica certezza che questa scelta non venga premiata in altro modo, magari con qualche incarico da manager pubblico, tra un anno?
Aspetteremo e vedremo.
Ciao Clemente. Non ci mancherai.
Per il momento.